Per difendere la famiglia serve una rivolta contro la strategia della pensione

Il punto in fondo è tutto qui: come diavolo fai a difendere la famiglia, a denunciare la denatalità, a lottare per la demografia, a chiedere più figli, a definirti pro life se non accetti di denunciare con tutta la forza possibile gli orrori della strategia della pensione? Antonio Golini è un professore emerito della Sapienza, ha insegnato per oltre cinquanta anni demografia, è stato presidente dell’Istat, presidente della Commissione su popolo e sviluppo all’Onu e qualche settimana fa ha pubblicato insieme con il nostro amico e fogliante Marco Valerio Lo Prete un libro delizioso con la casa editrice della Luiss intitolato “Italiani poca gente. Il paese ai tempi del malessere demografico”. Vale la pena parlare oggi di questo libro, all’indomani dell’orripilante e oscurantista congresso delle famiglie di Verona, per via di un capitolo dedicato da Golini a un tema che è stato evitato come la peste nelle tre giorni veronese per non infastidire i professionisti del rosario a orologeria, spacciati dagli organizzatori del congresso delle famiglie come i grandi difensori della natalità in Italia. Il tema è legato agli effetti deleteri e antidemografici di quella che Golini ha definito la “strategia della pensione”. Il riferimento di Golini è a una famosa espressione che venne coniata dal settimanale inglese Observer subito dopo la strage di Piazza Fontana, la strategia della tensione, dove tensione era da intendersi come un diversivo, come il tentativo di mettere il paese in uno stato di tensione tale da giustificare una svolta autoritaria. (segue a pagina quattro)